lunedì 31 marzo 2008

''La Basaglia? Una gran bella legge, mi ha salvato dal manicomio''. La storia di Mario


Trent'anni fa scampò al manicomio grazie alla 180. E Luigi ha 29 anni e da 10 combatte con la depressione: ''A quelli come me suggerisco di rivolgersi ai servizi, ma di stare alla larga dagli ospedali''


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domenica 30 marzo 2008

TRENTO - Grande afflusso di pubblico alla mostra “PSICHIATRIA: UN VIAGGIO SENZA RITORNO”

Circa 2000 persone hanno visitato la mostra. Sono state raccolte varie testimonianze di persone vittime della psichiatria. Denunciamo l’ipocrisia della psichiatria trentina.

Trento. La mostra multimediale itinerante “PSICHIATRIA: UN VIAGGIO SENZA RITORNO” ha chiuso i battenti presso il Palazzo della Regione. La sala è stata affollatissima con circa 2000 persone che hanno visitato la mostra. I commenti dei visitatori sono entusiastici e la nota dominante è stata l'aumento della consapevolezza sulla psichiatria. Una persona ha commentato che la mostra “… ti permette di capire che cos'è in realtà la psichiatria”, un’altra ha commentato: “Interessante. Apre gli occhi. Mai avrei immaginato certe cose.” La mostra è stata visitata da dottori, avvocati, professionisti, politici, studenti e persone di qualsiasi ceto, professione e condizione sociale, così come anche da vari psichiatri, operatori e volontari del settore.

Gli organizzatori sono molto soddisfatti della partecipazione e dei commenti ricevuti. Inoltre molte persone hanno approfittato della mostra per denunciare gli abusi subiti e le carenze osservate nell’ambito della psichiatria locale. Purtroppo la risposta della psichiatria trentina non è stata incoraggiante. Invece di accettare il dialogo si sono arroccati su una posizione difensivistica. A parte alcuni operatori, nessuno psichiatra del centro di salute mentale è venuto alla mostra (almeno apertamente). Uno psichiatra del centro a cui abbiamo offerto il DVD lo ha accettato solo per cortesia, ma senza poter nascondere una nota di disappunto. E abbiamo saputo da un paziente che questo stesso psichiatra ha sconsigliato alle persone di visitare la mostra dicendo loro che era di parte. Paolo Roat, coordinatore regionale del CCDU Onlus ha affermato in proposito: ”Certo, la mostra è di parte. È dalla parte dei più deboli, i malati mentali. Ed è dalla parte dei diritti umani. Lui invece da che parte sta?” Una volontaria ci ha riferito che la locandina della mostra è stata rimossa dal Centro di Salute Mentale, ma lei ne ha subito esposto un'altra. E a un paziente è stato impedito di esporre la locandina nel dipartimento di psichiatria dell’ospedale Santa Chiara.

Chiudendo questa mostra desideriamo denunciare l’ipocrisia della psichiatria di casa. Si fanno varie manifestazioni di facciata molto allettanti da un punto di vista promozionale. Ma la realtà è ben diversa. Abbiamo raccolto le storie di vari “TSO volontari”: pazienti costretti a subire trattamenti sotto la minaccia di un TSO effettivo o di perdere dei sussidi economici. Pazienti che si presentano ogni mese od ogni settimana (pratica che continua per anni con pazienti che diventano sempre più dipendenti dai farmaci) per una puntura di psicofarmaci a rilascio graduale o per la loro dose di psicofarmaci nonostante abbiano più volte manifestato oralmente la loro volontà di ridurre ed eliminare questi farmaci per tornare a una vita normale. Pazienti che hanno chiesto ripetutamente (sempre a voce) un supporto psicologico ma che sono stati mantenuti su terapie farmacologiche. La situazione è talmente degradata che sembra che questi abusi non vengano neppure riconosciuti come tali dalle persone che lavorano in questo campo. Solo alcuni volontari hanno mantenuto un punto di vista sano e si rendono conto degli abusi subiti dai pazienti. Invece, gli psichiatri che agiscono in tal modo continuando queste terapie farmacologiche coercitive della durata di molti anni sui loro pazienti sono persino convinti di “aiutare” queste persone. Consigliamo ai pazienti di mandare le loro richieste per iscritto tramite fax e di richiedere che vengano inserite nella loro cartella clinica. Inoltre, se ritieni di aver subito danni a causa di diagnosi o trattamenti psichiatrici puoi metterti in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.


Paolo Roat

Coordinatore Regionale

CCDU ONLUS Sezione di Trento

www.ccdutrento.org - ccdutrento@tiscali.it

Sito nazionale: www.ccdu.org

martedì 25 marzo 2008

Seminario "ADHD : criticità della diagnosi e della terapia" - Facoltà dì Medicina - Università di Torino - 9 aprile 2008

Loghi

Mercoledì 9 aprile 2008
dalle ore 14,30 alle ore 16,30

Seminario

ADHD:
criticità della diagnosi e della terapia

Facoltà dì Medicina - Università di Torino
Aula Valentino 2 (Teatro Nuovo)
Corso Massimo d'Azeglio, 17


RELATORI:

Prof. Dott PAOLO PORTALEONE
Ordinario di Neuropsicofarmacologia presso l'Università di Torino

Dott ROBERTO ELIA CESTARI
Medico, Presidente Nazionale Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
e Coordinatore Nazionale della campagna "Perché NON Accada"

Si rilascia attestato di partecipazione ai richiedenti

venerdì 21 marzo 2008

Psicofarmaci e case farmaceutiche : dov'è finita la verità?

Egregio Direttore,

ho sentito al telegiornale la notizia del chirurgo Brandimarte di Taranto che dopo aver ucciso barbaramente la moglie e le due figlie ( di 11 e 14 anni), si è tolto la vita. Il giornalista alla fine del servizio, puntualmente, come nei tanti altri casi simili, ha concluso dicendo che il medico soffriva di depressione. La domanda che mi sono posta è stata:
"Qual' è l'antidepressivo che stava assumendo questa persona ?".

Da quando qualche hanno fa ho letto di 800 famiglie che negli USA hanno fatto causa alla casa produttrice del Prozac (un antidepressivo denominato anche "la pillola della felicità"), perché aveva indotto i loro parenti a commettere omicidio e/o suicidio. Da quando ho visto alcuni servizi televisivi americani, nei quali mariti, mogli, madri di pazienti e le stesse persone che erano state in cura con il Prozac , Ritalin , Praxil ed altri psicofarmaci, raccontavano come era cambiata la loro personalità, degli incubi , degli impulsi omicidi e/o suicidi, avuti dopo l'assunzione di tali sostanze e di quanto fossero diventate violente, mi domando: "La stessa cosa si sta ripetendo da noi, perché nessuno fa niente ?".

Perché non viene aperta un'inchiesta e fatte ricerche per accertare la relazione tra il gesto omicida/suicida commesso dalla persona e lo psicofarmaco assunto? Quanti bambini, mogli o parenti devono ancora morire prima che le autorità preposte alla tutela della salute dei cittadini facciano qualcosa a riguardo?

E' da diversi anni ormai che nel nostro paese assistiamo a stragi come quella di cui sopra, in ognuno di questi casi ci sono due fattori sempre presenti: la persona era sotto cure psichiatriche ed assumeva psicofarmaci. Perché 20, 15 anni fa queste cose non succedevano, cosa è cambiato?

Il tutto diventa inaccettabile quando si leggono i risultati di ricerche, come quella recentemente condotta dal gruppo di Irving Kirsch della Hull University assieme a canadesi e statunitensi, che dopo aver messo a confronto gli effetti di un gruppo di antidepressivi (Prozac e affini, cioè oltre alla fluoxtetina, anche paroxetina, venlafaxtina e nefazodone) con il placebo, hanno evidenziato che sono inefficaci nella cura della depressione, che sono migliori le cure alternative. E come qualche giornale ha titolato riferendosi al Prozac: "E' inutile, come una caramella". Peccato che gli gli effetti collaterali di questi psicofarmaci (allucinazioni, confusione, nausea, pensieri suicidi , ostilità, comportamento violento, per citarne alcuni di quelli scritti sui bugiardini (foglio allegato ad ogni medicina) influenzano pesantemente il paziente.

Si resta sconcertati quando legittimamente qualche giornalista solleva il sospetto che dietro tutto ciò ci sia un'operazione di marketing, vengono pubblicati studi negativi sugli psicofarmaci in questione a brevetto scaduto, quando ormai questi farmaci sono diventati generici , a costo più basso e non più fonte di grossi introiti per le case farmaceutiche, mentre contestualmente escono sul mercato nuovi farmaci sotto brevetto. (Corriere della Sera del 27/2/2008).

Si resta senza parole quando si leggono i commenti fatti dalle autorità del settore, in merito alla pubblicazione dei risultati degli studi sugli psicofarmaci , tra questi il Presidente della Società mondiale di psichiatria, Mario Maj, sul Corriere della sera del 27/3/08, che dice : " Sicuramente il peso dell'industria si fa sentire nella letteratura sui farmaci antidepressivi (...)". "Non è escluso ma nemmeno dimostrato che in questa fase il "publication bias", intervenga in senso opposto, cioè, nel senso di favorire la pubblicazione di quei dati che documentano l'inferiorità dei farmaci in scadenza di brevetto rispetto ad altri di più recente introduzione". E parlando di questa "prassi" che sembra consolidata nel settore, il "publication bias", dice che : "E' quel fenomeno per cui gli studi che portano a risultati positivi sono più frequentemente pubblicati di quelli che hanno esito negativo. Il fenomeno si spiega con la minore motivazione dei ricercatori e degli sponsor a pubblicare i dati negativi".

Alla luce di ciò non ci si può non chiedere: è scienza tutto ciò'?
Dove è finita la verità , l'oggettività e l'onestà scientifica? Questa gente si sta rendendo conto di avere a che fare con la sanità mentale e la vita di milioni di persone o pensano veramente che stanno vendendo Caramelle?

Perché medici e psichiatri prescrivono psicofarmaci nonostante sia espressamente indicato (nei bugiardini), che possono indurre la persona al suicidio? Perché non vengono immediatamente tolti dal mercato? Forse questi avvertimenti servono solo per tutelare le case farmaceutiche da eventuali azioni legali?

Prof.ssa Margherita Pellegrino

Adhd e psicofarmaci ai bambini : i test nelle scuole di Rovereto stanno continuando?


Trento, 21 marzo 2008

I test nelle scuole di Rovereto stanno continuando?

Dopo la telefonata allarmata di ieri da parte di un insegnante di una scuola di Rovereto che ci ha comunicato che i sondaggi dell’indagine “La Testa Altrove” promossi dal dr. Campolongo del Lions Host sono stati distribuiti in alcune scuole di Rovereto, ci chiediamo se, nonostante le recenti prese di posizione sfavorevoli ai test di vari organi amministrativi e istituzionali, i test non stiano continuando.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani chiede al provveditorato, o a chiunque sia preposto a investigare eventuali violazioni, di intervenire per verificare queste notizie e avviare tutte le procedure necessarie per tutelare i bambini.

Nel corso dell’audizione sulla legge n. 259 "Disposizioni in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini e adolescenti" e approvata all’unanimità da parte della IV Commissione permanente della Provincia di Trento, il dott. Fontana, responsabile della direzione cura e riabilitazione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, ha affermato che l'Azienda sanitaria condivide il divieto di svolgere test sullo stato psichico degli alunni. Evidenzia a questo proposito la differenza tra la somministrazione di questionari anonimi per indagini sui comportamenti e test finalizzati a screening diagnostici. Sottolinea che l'Azienda sanitaria non ritiene che la scuola sia l'ambiente adeguato per rilievi diagnostici e ricorda che a fronte della richiesta di interventi riabilitativi nelle scuole essa ha sempre espresso parere negativo segnalando che le sedi appropriate per tali attività sono quelle dell'Azienda sanitaria appositamente deputate. Nella stessa audizione il dott. Renna, dirigente del servizio per lo sviluppo e l'innovazione del sistema scolastico e formativo, ha avvisato che la struttura provinciale di competenza può occuparsi del problema nella prospettiva di risolvere difficoltà di apprendimento, diversa dall'approccio sanitario. In questo senso avverte che i test, di cui all'articolo 6 del disegno di legge n. 259, non rientrano nella competenza del dipartimento istruzione. Afferma che quest'ultimo è estraneo a tali attività e il sostegno inizialmente accordato ai convegni svolti in Vallagarina, che si giustificava come attività di aggiornamento dei docenti, è stato ritirato poiché non si tratta di una pratica che si voleva introdurre nella scuola trentina, né tantomeno di un indirizzo per il futuro.

Nel corso della tavola rotonda ADHD Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività “I lati oscuri di una ‘nuova’ malattia curata con la somministrazione di psicofarmaci a bambini e adolescenti” l’avvocato Di Francia ha sostenuto quanto segue: “Non impedire un evento che si ha il dovere di impedire, equivale a cagionarlo: art. 40, comma 2 c.p.). Per accertare se una interferenza è legale oppure illegale occorre riferirsi alla legge. Soltanto la legge può consentire le interferenze ed indicarne le modalità. Soltanto la legge può negare o limitare nella persona –minore o maggiore di età– l’esercizio di un sacrosanto diritto, qual è quello alla riservatezza. Legge e non atto amministrativo, qual è quello assunto in nome di una generica e non meglio precisata autonomia scolastica, come, purtroppo, è accaduto. La giustificazione è, a dir poco, singolare. Chi frequenta l’ambiente scolastico sa perfettamente che, in tale ambiente, nulla si muove se non dopo che sia pervenuta una specifica circolare. È, dunque, pensabile che, in una materia tanto delicata, qual è un’indagine psicologica sui bambini, il diritto alla riservatezza, il diritto al consenso informato, il diritto alla privacy, possano essere violati in base ad una generica e non meglio precisata “autonomia scolastica”? È bene chiarire che “autonomia” non vuol dire autarchia; non vuol dire fare quello che si vuole; non vuol dire “sovranità”. Vuol dire più semplicemente, facoltà di agire all’interno di una sfera, più o meno ampia di competenze, fissata dalla legge.

Si dice che i test vengono fatti solo per contribuire alla conoscenza del fenomeno nelle scuole trentine, ma teniamo a ribadire che prima negli USA e poi nelle altre nazioni, si può facilmente osservare che viene messa in atto e replicata fedelmente la stessa modalità operativa: si tratta non tanto di un allarme medico scientifico, quanto di una precisa strategia di marketing. La strategia di marketing è organizzata come segue:

1) Vengono pubblicati, su riviste e giornali, una serie di articoli, dove “esperti del settore”, annunciano la presenza di tale malattia, nonché la necessità di diagnosticarla precocemente. Bisogna CREARE il problema, convincere la popolazione che questo problema esiste, che è grave e che si tratta di una malattia (disturbo neuro-biologico)!

2) Gli psicofarmaci atti a “curare” tale malattia vengono approvati e introdotti sul mercato.

3) Si organizzano convegni scientifici sul “problema” e si formano organizzazioni di familiari, che chiedono a gran voce il “diritto alle cure e alla diagnosi precoce”.

4) I test per fare la diagnosi vengono distribuiti in alcune scuole e gli insegnanti vengono, tramite corsi di formazione, addestrati ad etichettare i bambini o a segnalarne i casi.

5) Mentre cresce la campagna stampa, al fine di “sensibilizzare” la popolazione, vengono approvate leggi che, stabiliscono che i test con le domandine vengano eseguiti a tappeto in tutte le scuole, sin dalla prima infanzia.

Il risultato finale: potenziali milioni di nuovi consumatori di pillole e tutti i disastri conseguenti. Si aggiunga infine che se da un lato la scuola rappresenta il luogo privilegiato di osservazione del disagio dei bambini e degli adolescenti, dall’altro il suo compito principale ed essenziale è quello dell’apprendimento, certamente non quello di trasformarsi o di essere trasformata in un laboratorio di igiene mentale. Uno Stato democratico è al servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; non entra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole.

L’uso di farmaci come il Ritalin sta facendo correre “rischi tremendi” ad un’intera generazione di ragazzi. Il farmaco è prescritto, per “controllare il comportamento in breve tempo” e non per ridurre un identificabile rischio per la salute del bambino. Nella nostra società non si era mai verificato un controllo chimico del comportamento umano di così vasta scala al di fuori degli ospedali e dei manicomi. Ricordiamo che dal 2004 negli USA, la FDA ha emanato una direttiva relativa a "black box" label warning indicando che molti antidepressivi possono incrementare il rischio di pensiero e di comportamento in alcuni bambini ed adolescenti. Il black-box warning è il più serio genere di avvertimento relativo alla prescrizione di farmaci (consiste in una etichetta con riquadro nero che avverte il consumatore dei rischi – lo stesso genere di etichette che oggi vediamo in Italia sui pacchetti di sigarette e che ne ricordano i rischi del consumo).


Paolo Roat

CCDU ONLUS Sezione di Trento

www.ccdutrento.org - ccdutrento@tiscali.it

Sito nazionale: www.ccdu.org

mercoledì 19 marzo 2008

Servizio televisivo della mostra "Psichiatria : un viaggio senza ritorno" a Trento

video

Servizio televisivo della mostra "Psichiatria : un viaggio senza ritorno" a Trento.

per maggiori infomazioni : www.ccdu.org

domenica 16 marzo 2008

La rivista ufficiale dei chirurghi ed odontoiatri di Torino contro l'uso indiscriminato di psicofarmaci sui bambini.

Nel numero di febbraio 2008 della rivista ufficiale dei chirurghi ed odontoiatri di Torino si analizzano le motivazioni alla base della legge approvata in Piemonte contro lo screening psichiatrico di massa nelle scuole.

Per leggere l'articolo cliccare sull'immagine sottostante :

giovedì 13 marzo 2008

Inaugurazione della mostra “PSICHIATRIA: UN VIAGGIO SENZA RITORNO” - Trento, Martedì 18 marzo 2008


Trento, 13 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA

Inaugurazione della mostra “PSICHIATRIA: UN VIAGGIO SENZA RITORNO”

Per colmare il vuoto di informazione sulla psichiatria e denunciare gli episodi di malapsichiatria in Trentino.

Trento. Martedì 18 marzo alle ore 10.30 presso il Palazzo della Regione verrà tenuta la cerimonia di taglio del nastro per la mostra multimediale itinerante “PSICHIATRIA: UN VIAGGIO SENZA RITORNO”. Saranno presenti parecchi consiglieri provinciali, politici, medici, psichiatri, avvocati e altre personalità che hanno confermato la loro partecipazione. La mostra è il compendio di oltre 40 anni di ricerca con inediti filmati storici e interviste ad oltre 160 persone tra medici, avvocati, pedagogisti e testimonianze di persone che hanno subito abusi psichiatrici o hanno perso dei familiari a causa dei "trattamenti" psichiatrici. Tutto ciò offre innumerevoli spunti di riflessione per legislatori, medici, sostenitori dei diritti umani e privati cittadini al fine di riportare la psichiatria entro i confini della legge, eliminandone gli abusi. L’obiettivo dichiarato è quello di informare i cittadini e specialmente di sensibilizzarli sulle violazioni dei diritti umani perpetrate in modo particolare ai danni delle categorie più deboli.

La mostra include anche una sezione che tratta dettagliatamente il tema dell’ADHD e della somministrazione di psicofarmaci ai bambini, tema molto caldo in Trentino a causa degli screening tenuti in alcune scuole della Vallagarina. Fortunatamente la Provincia di Trento si è dimostrata sensibile e desiderosa di tutelare i diritti dei minori con l’approvazione all’unanimità, da parte della IV Commissione permanente della Provincia di Trento, del Progetto di Legge n. 259 ispirato alla legge già ratificata in Piemonte che prevede, tra l’altro, il divieto di eseguire gli screening psicopatologici nelle scuole e l’obbligo del consenso informato scritto dei genitori prima della somministrazione di tali sostanze.

Ma gli abusi nel campo della salute mentale non sono solo quelli sui bambini. Che cosa si sa dell’elettroshock? Sapevate che recentemente è stata inviata una petizione al Ministero della Salute per riportare in auge l’elettroshock? Ha suscitato molto scalpore la recente intervista shock rilasciata dal dott. Cassano in cui, negando tout court la realtà dei fatti, ha promosso l’elettroshock spacciandolo come cura miracolosa. Poche persone sanno che l’elettroshock si pratica ancora a Pisa, dove opera il dott. Cassano, come pure a Brescia, Oristano, Cagliari, Bressanone e Brunico, e in varie cliniche private a Roma, Verona e Bologna. Lo sapevate che lo stesso Ugo Cerletti, inventore dell'elettroshock, durante un suo discorso alla Sorbona negli anni 50, affermò che questa “terapia” doveva essere cancellata?

Altro tema scottante è quello del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Pensavamo che il Trentino fosse una regione privilegiata, ma gli scandalosi episodi di cui siamo venuti a conoscenza di recente ci hanno fatto ricredere. Abbiamo raccolto testimonianze di gravi abusi, di persone condotte ingiustamente in ospedale psichiatrico o sottoposte ad ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) senza le necessarie cautele. La cosa sconcertante è la mancanza di informazioni e di conoscenza specifica da parte delle varie strutture pubbliche che dovrebbero essere preposte a gestire questi casi. Nel frattempo si continuano a perpetrare abusi e violazioni delle libertà fondamentali sancite dalla costituzione nell’indifferenza generale e passando tra le maglie di strutture pubbliche inconsapevoli dei danni psichiatrici potenziali, e purtroppo anche reali, di questo strumento che dovrebbe essere un’extrema ratio come affermato dal Procuratore della Repubblica di Verona dott. Papalia in un recente convegno. La natura del TSO dovrebbe essere quella di un provvedimento sanitario di carattere eccezionale, che limita la libertà personale di chi vi è soggetto per tutelare la persona stessa. Ma è veramente così? In questa mostra avremo la possibilità informare correttamente e in modo approfondito i cittadini, in particolar modo i rappresentanti delle strutture pubbliche, i legislatori e la stampa su questo tema delicato.

Il video introduttivo della mostra dice: “Pensi che la psichiatria non abbia nulla a che fare con te? Ripensaci.” La psichiatria ha ormai un immenso potere e si è inserita in tutti i gangli del potere e della società. Solo se diveniamo vittime di abusi psichiatrici e solo quando colpiti direttamente ci rendiamo conto del pericolo, ma a quel punto potrebbe essere troppo tardi. Le informazioni ottenibili visitando la mostra non sono attualmente disponibili da nessun’altra parte, se non compiendo una lunga e faticosa ricerca.


Paolo Roat

Coordinatore Regionale

CCDU ONLUS Sezione di Trento

www.ccdutrento.org - ccdutrento@tiscali.it

Sito nazionale: www.ccdu.org

sabato 8 marzo 2008

"Psichiatria : un viaggio senza ritorno" - mostra multimediale - 5 aprile 2008 - Palazzo Affari ai Giureconsulti - Milano


Clicca sull'immagine per ingrandire il volantino.

martedì 4 marzo 2008

Prozac come placebo?

Una ricerca pubblicata su PloS Medicine ritiene clinicamente inesistenti gli effetti della “pillola della felicità”. E in Gran Bretagna scoppia la polemica

Prozac, Seroxat e gli antidepressivi in generale? Non producono benefici clinicamente significativi. Ha avuto l'effetto di un terremoto il rapporto di Irving Kirsch, direttore del dipartimento di psicologia della Hull University, che - pubblicato sulla rivista online PloS Medicine – valuta gli esiti complessivi di 47 studi (sia noti che inediti) di esperti britannici e statunitensi sui reali effetti della “pillola della felicità”.

Rimbalzato immediatamente sulle prime pagine dei principali giornali britannici, dal Guardian al Times all'Independent, e subito attaccato dalle case farmaceutiche interessate, lo studio sostiene che questa tipologia di medicinali – assunti ogni anno da oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo – in realtà riscontra miglioramenti minimi rispetto all'assunzione di semplici placebo, pari a soli due punti sulla scala Hamilton della depressione (composta da 51 punti complessivi). Esiti sufficienti perché fluoxetina (Prozac), venlafaxina (Efexor), paroxetina (Seroxat) e molecole similari siano state messe in commercio, ma che non raggiungono i tre punti necessari perché il britannico National Institute for Clinical Excellence (Nice) riconosca loro differenze cliniche significative.


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Farmaci per bimbi con additivi che accendono l'iperattività

Quattro farmaci per bimbi su dieci contengono additivi che accendono comportamenti iperattivi. Tra questi, sciroppi antitosse, antidolorifici e antibiotici, 'dopati' con un massiccio cocktail di additivi artificiali usati come coloranti o conservanti.

A lanciare l'allarme è uno studio dell'associazione consumatori britannica Food Commission, che ha passato sotto la lente di ingrandimento 70 farmaci tra Otc e medicinali per cui è richiesta la prescrizione medica. Dalla relazione pubblicata, emerge che 28 dei prodotti analizzati contengono almeno uno dei sette additivi alimentari che la Southampton University ha inchiodato sul banco degli imputati per il 'link' con comportamenti iperattivi nei bambini.

Le sostanze chimiche sotto accusa sono state 'stanate' in 17 dei 37 prodotti a base di paracetamolo. Erano contenute anche in due degli 11 prodotti con ibuprofene e in quattro dei nove sciroppi per la gola. Tra gli antibiotici, tre dei cinque prodotti a base di amoxicillina e due delle otto formulazioni con eritromicina contenevano le sostanze incriminate. Alcuni dei farmaci analizzati erano autorizzati anche per bimbi sotto i tre anni. "Molti genitori - commenta Anna Glayzer della Food Commission - non desiderano far ingerire ai loro figli inutili additivi alimentari, ma con gli ingredienti nascosti dentro le confezioni dei farmaci è quasi impossibile scegliere. Chiediamo ai produttori di mettere un cartellino rosso all'uso di inutili coloranti".

L'associazione Gb ha pubblicato un elenco di prodotti che contengono additivi 'sospetti' sul suo sito web www.actiononadditives.com



fonte : http://www.greenplanet.net/content/view/20665/26/